
Apotropaico.
Dal greco apotrépein ( dannatissimo d’un wp che non decodifica i caratteri greci, accontentatevi della pronuncia senza troppo pignoleggiare grazie),allontanare.
Che serve a scongiurare cose, persone, eventi nefasti e poco auspicabili in soldoni.
La ricordo ancora quella lezione della prof di Greco.
Quella lezione in cui riuscì ad infilare giudizio di merito e meritato sulla presente ( “parli parlotti e finisce che ti si ci affeziona come al brusio sconnesso di una radio malandata”),spiegare con dovizia il concetto –per l’appunto –di apotropaietà e quello che –mi piacessero i tatuaggi ma invece no –mi farei tatuare congiuntamente ad un ‘ma basta cazzate’.
”Ragazzi, stampigliatelo bene in mente: gli uccelli volano in stormo. Le aquile, volano sole“.
Ho lasciato che le ali mi crescessero in questi lunghi anni ed oggi –documento di riconoscimento e tessera elettorale alla mano –sono andata a votare come un’aquila ( no, non strillando come la vajassa di Capossela, per quanto forse male non avrebbe fatto), con l’impressione di non essere quanto meno stormo.
Perchè votare dovrebbe essere facile, a piece of cake ( un gioco da ragazzi) come direbbero gli inglesi, piacevole o almeno un filo rassicurante.
Ma stavolta è diventata scelta obbligata, estrazione a freddo del ‘meno peggio’, simile più ad una cosa ‘e niente, per dirla alla Peppino Girella,che non salda ed indefessa positività .
Ma ci ho provato.
Perchè appartengo a quella generazione disperata che non calpesta –malgrado tutto, tutti e tanti –quel senso civico inculcato a suon d’educazione coerente.
E perchè, domani, voglio poter dire ‘almeno io ci ho provato, se voi altri non avete capito bòn, ci se ne farà ragione e si ricomincerà di nuovo e di nuovo ancora finchè ci se ne avrà forza e voglia’.
In tasca, ho portato qualche briciola di questo cake ( no, non per inumidirci la matita, malpensanti).
Un cake che non rifarò mai più ( io, notoriamente poco incline alla golosità, l’avrei mangiato tutto –e ribadisco tutto –senza interruzione di continuità) ma che sarà il mio personale simbolo apotropaico d’ora in poi.
Semolina &Marmelade Cake
Fonte, modificata: Jerusalem, Y. Ottolenghi S. Tamimi
cake:
- 160ml olio di semi di girasole (diminuito rispetto l’originale)
- 240ml succo d’arancia (qui,c’eran quelle rosse)
- 160gr marmellata d’arance (con scorzette ben rintracciabili)
- 3 uova codice 0 (una meno del previsto,quello ci s’aveva in casa)
- buccia grattugiata di un’arancia (essiccata,1 cucchiaino)
- 60gr zucchero di canna grezzo
- 95gr di farina di mandorle (al posto dei 70 previsti di quella di cocco)
- 2 cucchiaini di lievito da dolci in polvere (cremor+carbonato)
- 90gr farina tipo 2
- 180gr semolino
sciroppo:
- 160gr zucchero di canna grezzo
- 140ml di acqua
- 2 cucchiai d’acqua di fiori d’arancio (raddoppiata rispetto l’originale)
Preriscaldare il forno a 180°C ventilato.
In una ciotola,mescolare insieme l’olio,il succo d’arancia (che sia di quelli ‘veri’,da arance appena spremute in casa a manetta e non quelle finte robe in brick),la marmellata (le scorzette son state tagliuzzate),le uova e la buccia d’arancia finchè tutto non risulterà omogeneo e ben amalgamato.
In un’altra ciotola,mescolare insieme i rimanenti ingredienti secchi ed aggiungerli poi a quelli umidi. Mescolare fino ad ottenere un composto privo di grumi (dubito che sia come per i muffin,qui non ha grossa importanza il tempo di mescola. E non lasciatevi spaventare dalla ‘liquidità,il semolino per cuocere avrà bisogno di quell’umidità del composto).
Rivestire di carta forno due stampi da plum cake (qui,in realtà,son stati sufficienti uno stampo grandezza regolare ed uno di quelli piccolotti) e distribuirvi equamente il composto.
Cuocere per 45/60′o fino a quando la prova stecco non rivelerà un interno umido ma asciutto (ce ne son voluti quasi 70′,ricoprendo la superficie a metà cottura con dell’alluminio).
Prima della fine del tempo di cottura del dolce,preparare lo sciroppo:porre gli ingredienti in una pentola,portare ad ebollizione quindi spegnere il fornello e rimuovere dal fuoco.
Sfornare il dolce e spennellarlo immediatamente,in più riprese,con lo sciroppo (dare al dolce il tempo di assorbire lo sciroppo,tra una ripresa e l’altra).
Lasciar raffreddare un poco il dolce quindi sformarlo e lasciarlo raffreddare completamente. Servire,volendo,con dello yogurt greco aromatizzato con qualche goccia di acqua di fiori d’arancio (se ne può fare tranquillamente a meno,il dolce è buonissimo di suo ed umido ‘sì da non avere bisogno d’accompagnamenti per esser mandato giù).
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brava andare a votare e’importante
anche io c’ho provato.
e proprio or ora sto incrociando dita di mani e piedi..
Chissà,forse avremmo dovuto incrociare più intensamente!
…o forse mangiare molta più torta “antropopaica”://
mamma ste mani….ho vota già da due settimane e ora spero nel giudizio degli italiani,ma dalle prime proiezioni già vedo che molti si son fatti abbindolare ancora e mi sento male!!!! bè dammi una fetta và
Pat,ma per te tutte le fette di questo mondo!
Mi sa che siamo stati in tanti a votare come le aquile in questa tornata elettorale…
Ottolenghi ormai è presente anche nei miei sogni tanto lo trovo nei blog,mi sa che è arrivato il momento di acquistare il suo libro,che dici?
Un abbraccio
Rob,fiondati a comperarlo,son sicura che ti piacerà da matti. Un abbraccio ed un caffè,in sospeso
Scopriamo così che non ti piacciono i tatuaggi! Chissà perché invece avrei giurato il contrario..
Il dolce mi piace da impazzire,faccio un pensierino sul libro
Buffo tu pensassi il contrario,l’idea mi diverte (spesso siam diversi,nell’immaginario di chi poco ci conosce)
Ci sta,infatti qui stiamo con la cake fino al collo…
La situazione tutta mi fa cakerissimo,concordo.
E’nel forno che cuoce e sento un profumo delizioso spargersi per casa! Grazie per quest’idea che renderà la merenda ancora più piacevole.
Ma che bello Carla,ti è piaciuto?