Terapia d’unto


Mantra. Come un mantra. Il mio mantra.
Non sono una foodblogger, non sono una foodblogger, non sono una foodblogger.
Leggo un articolo.
Penso ‘perchè mai mi ostino a leggere, sarà mica più furbo io diventi analfabeta di ritorno’?
Nell’indecisione, conservo intatte le capacità di decodificazione e finisce che leggo anche questo articolo.

E ricomincio col mantra.
Non sono una foodblogger, non sono una foodblogger, non sono una foodblogger.
“Se (Oldani) vede che sei una blogger, ti dice subito di non scattare foto”.
Vede?
Mon Buddah, che Santa Lucia gli conservi sempre la vista, al buon cuoco pop, ma che c’avrà mai da vedere?
Che ci siano predefinite peculiarità estetiche a connotazione precisa precisa d’un blogger?
Il dubbio mi attanaglia, so già non ci dormirò stanotte, dannato d’un Lombroso, sta’a vedere lo sapeva sin da subito e s’è guardato bene dal renderci edotti a riguardo?
Devo vederci chiaro e cavarmene fuori, io, proprio io che ho sempre rifuggito le classificazioni per personale idiosincrasia. 
Chessò, metti ci s’abbia per genetica una compattina incastonata nel petto, stile terzo occhio?
O è una variazione a tema ET  : ditino, fooootooooo, caaaasaaaa?
O ci s’avrà l’alone contornante blu violaceo, come in quello spot anni ’80 sulla prevenzione e corretta profilassi?
Ciao, sono Giangi, sono cibopositivo ma non si trasmette con l’immagine d’un morso ad un panino condiviso, una forchettata lasciata a mezz’aria o un sorso andato di traverso  : che faccio, lo prenoto comunque il tavolo per 2?
Nu nu, ho smesso da me e da quel dì di scattare compulsivamente seduta al tavolo di un bistrot.
Mica per altro  : ne avevo da ripetere alle portate ‘sorridi, inclinati un po’più verso sinistra, sì ecco brava così, passatellati le mani tra i capellini ed i cappelletti, va bene così ma purè cosà’.
Nisba, quelle non ne volevano sapere di piegarsi e facevano orecchie da elefante.
Ehm no, volevo dire mercante. Ma i mercanti non tocca batterli ben bene prima di panarli.

Non sono una foodblogger,  non sono una foodblogger, non sono una foodblogger.
“Molti tra quelli bravi [ chi si loda, si imbroda. Ma un foodblogger lo fa con classe ed eleganza  : poi, quel brodo, in corso d'opera lo schiuma. E conosce anche il motivo per cui schiumare sia fondamentale, altro che Moretti e le parole sono importanti!] sono ormai impiegati nel settore sfruttando le loro competenze. Sono formatori,organizzatori di eventi,moderatori,creatori di contenuti,spesso diventano scrittori,insegnanti di cucina e così via”.
Io schiumo –il brodo, per la rabbia ce ne vuole  - ma non formo ( se proprio, di questo passo al più ‘mi sformo’), non organizzo, non mi impiego e non mi piego deferente al settore, non creo contenuto,  non son diventata scrittrice di spessore ( si diceva, al massimo di ‘peso’), in cucina potrei aspirare appena appena al ruolo di bidella e così –ecco, questo sì –mi meno via.

Ma no, non sono una foodblogger, non sono una foodblogger, non sono una foodblogger.
Non sono una
Non sono
Non
Sapevo di dover riscrivere l’about di questo spazio.
Credo d’averlo appena fatto, lol.

10 comments to Terapia d’unto

  • Dorina

    Non si fa così:sono in ufficio che me la sghignazzo fragorosamente e non riesco a fermarmi!!!!!! Il terzo occhio :D

  • dads

    è una specie di tatuaggio a forma di padella marchato a fuoco in fronte che identifica il foodblogger :-)

  • Voglio quel portaspezie,pieno,se possibile!

  • IO TI VOTO SE TI CANDIDI!
    Articolo (il link non funziona) pieno di luoghi comuni;chef che dovrebbero anche un po’ringraziare chi scrive di loro e non solo i critici gastronomici,almeno per farli conoscere.
    Non sono una foodblogger ma ci dipingono come parassite della società,ruba-lavori (di giornalisit,chef,scrittori,fotografi,…) ma sfruttate da chi ci chiede le cose aggratiss!
    Brava Reb,bellissimo post. IO TI VOTO!

  • Mi sono sfiatata a forza di ripetere il perché e il percome e il percosa non mi va,non mi piace,non mi calza l’etichetta di foodblogger (che poi,lo ripeto,non esiste,almeno questa è la mia opinione indegna e umilissima).
    Ma non mi piace chi non vuole si facciano fotografie,perché poi,tra l’altro,le fotografie se le fa fare da persone di siti più blasonati anche quando sono scattate con un cellulare di vecchia generazione (non invento:accade),con luce orrenda e risultato sfocatissimo,tanto da far sembrare ogni piatto nemmeno commestibile.
    Quanto al marchio d’infamia,ovviamente mi son fatta la stessa domanda. Da cosa si dovrebbe “vedere”? Mah. Me lo domanderò ancora nei prossimi due minuti e mezzo,prima di rimuovere l’argomento dalla mia testa come ogni stronzata.

  • elena

    cosa sono quei contenitori????

  • sei sempre la mejor ;) con la o

  • Siamo rimasti estasiati appena abbiamo varcato la soglia del tuo blog e ti scriviamo per dirti che ti abbiamo inviato una mail stasera e restiamo in attesa di una tua risposta.
    Buona settimana
    Sabrina&Luca

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