Sir Leggo a lot


Santa Lucia c’è, esiste, è fra di noi e di andare in pensione non ne parla nemmeno ( ennesima vittima del precariato e delle pensioni procrastinate, polenta loca che pazienza ci va), ne ho le prove.

Un succo d’arancia lasciato sul comodino, un post it ed un pacchetto al mio risveglio ( a volte, malgrado tutto, credo proprio la serenità alberghi a giorni alterni e cadenzati in questa casa).

Nel pacchetto, pane migliore per i miei denti non avrebbe potuto esserci. 

Letteralmente.

E siete ancora in tempo per rimediare il regalo di natale ( mica bisogna dirvelo che il web e le librerie son state inventati in fondo per questo,no?), fortunelli voi e buona io a dispensare saggi consigli.

Su, carta e penna, prendete appunti e poi scrivete una letterina ‘wishlistosa’o ancora meglio un bigliettino da allegare all’imperdibile cadeaux.

Il PAN ‘INO,  M.T. Di Marco A. Frassica ( 2012), Guido Tommasi Editore. 
Si sfoglia, lo si divora, se ne assaporano i profumi e le fragranze, tra le pagine e ad ogni volto che addenta un po’ di più.
Lo si finisce, lo si chiude ed è inevitabile continuare a stringerlo tra le mani ( detrattrice degli e-reader io, semmai non si fosse intuito)  : un sorriso beato si stampiglia sul viso, e si medita –si potesse –di prender il primo tren’ino per Firenze ed andare a conoscere l’Ino dalle mille e una materie prime di qualità.
Perchè pane e companatico aggregano, fanno festa e spensieratezza, e sembra d’essere come invitati d’ufficio ad un pranzo/merenda/cena al buio, uno di quelli coi tavoloni di legno grezzo posti nel bel mezzo di un prato, proprio uno di quelli in cui la magia dell’incontro tra  persone sconosciute che generosamente condividono tempo e passioni rende tutto ancora possibile.

La Cucina di Roma e del Lazio, M.T. Di Marco M. C. Ferrè M. Maurizi (2012), Guido Tommasi Editore.
Segue il filo e completa un trittico (‘La cucina Toscana’e ‘La cucina Siciliana’ i due precedenti) dallo stile inimitabile, garbato, elegante, competente ed evocativo come solo i Calycanthi sanno essere. 
Nulla a che vedere con l’etereità d’uno sfocato e pallido ‘cibo degli angeli ‘, qui troverete ricette ed immagini che ancorano saldamente una terra alle proprie tradizioni, ne esaltano la complessa convivenza e quasi ne vengono a patti, finendo col far la pace con una regione che sa essere disperatamente articolata, bella ma faticosa.
E le tradizioni fatte di essenziale veracità,di  arte del recupero che nulla deve essere sprecato e la riscoperta d’un coraggio ad approcciare cibi robusti ma non per questo meno gustosi,vi accompagneranno in un avventuroso viaggio alla scoperta dell’osa e lascia osare.
Che è bello, bello bello bello e fatto bene, l’ho gia detto? 
A ripeterlo, avrei zero problemi io.
E, del resto, sarà mica un caso questi e quello su siano tra i pochissimi libri italiani a tema food io sia disposta ancora ad acquistare?
No, decisamente il caso c’entra nulla.
È passione, è competenza che saltan fuori dalle pagine come in uno di quelli pop up che mica solo per bimbini son pensati.

Japanese Farm Food, N. S. Hachisu  (2012), Andrews McMeel Publishing.
C’è tutto un mondo lontano in questo libro, un mondo ricco di fascino e gesti ed immagini e parole che finiscono dritte dritte dalla terra alla tavola.
Un mondo –ed un modo –che invita alla lentezza, al fare con quel che c’è e all’imparare cosa e come c’è da fare quando non si sa cosa fare. Fare fare fare più fare e meno pensare, in soldoni.
L’autrice, un’americana trasferitasi in Giappone per –sua stessa ammissione –amore del cibo ma poi rimastaci per amore e bòn ( ha finito con lo sposare un giapponese che condividesse con lei passioni ed amori) , è convinta che sia ‘facile cucinare cibo autoprodotto, in una nazione che non sia la propria, solo se si è disposti a carpire il vero significato del cibo stesso’.
Darle torto è, in effetti, pressochè impossibile:si riesce ad immergersi nelle ricette e nelle storie con un’atarassia più unica che rara.
Un tomone, quasi 400 pagine, fitto fitto di quiete.
Di questi tempi, vera e propria mano santa. Immancabile.

L’atelier Petits –Beurre,  A. Bérengère (2012), Larousse.
Un librotto tascabile, tascabilissimo che sta quasi nel palmo di una mano di un uomo onesto (mhm, mi sa che la misura era stata pensata per altre cose, ma glissiamo lol).
Poco più di una ventina di ricette per preparare i famosi biscottini orlati in pochi semplici passaggi.
Lo stampino, che appaghi l’estetica, va avec sia incluso nella confezione, impossibile fallire.
O, almeno, spero.
Che se farò giusto una delle ricette in esso riportate, potrò già dirmi soddisfatta,come quando si fa l’abbonamento fitness e si ha poi anche la costanza di andarci, in palestra.

10 comments to Sir Leggo a lot

  • Santa Lucia c’ha VISTO bene!!!! Dato che anch’io ho quel librino tascabilissimo,ora proverò se mio marito ha la mano dell’uomo onesto. Grazie per le recensioni. Ciao a presto.

  • Roberta

    E’la prima volta che ti scrivoo ma ti leggo da tantissimo tempo,mesi su mesi in tua compagnia ( e ho preparato ben più di una tua ricetta che ha riscosso consensi a tutto spiano!)
    Questa volta mi son decisa perché devo dirti che mi piace molto l’approccio che hai con le cose,anche quando si capisce ti piacciano tanto,perchè riesci sempre ad essere misurata ed efficace senza farti influenzare.
    Continua così e grazie per tutto quello che ci regali.
    Roberta una lettrice spesso silenziosa

  • Federica

    Io amo follemente la “letteratura da cucina”…puntualmente ogni mese spendo almeno almeno una sessantina di euro in libri e libretti,la casa ne è piena e il marito a cena ne è sempre compiaciuto! :)
    Japanese Farm Food lo voglio!!!

    ps:il tuo blog è bellissimerrimo!!!

    Fede

  • Grazie Reb. Un grazie sul serio,per una recensione sul serio,che fa pure arrossire ma che gratifica perché viene da te. Unico rimpianto:ci si vede poco,troppo poco,io e te e noi tutti insieme.
    Il più grande degli abbracci.
    Mt

  • elena

    ma se uno non conosce le lingue? :( :(

  • tutti.
    li vorrei tutti.
    da ino,invece,potrei pure passarci!
    ;-)

  • Reb,quello sul Giappone me lo comprerò anche io. Grazie,non lo conoscevo.
    Baci

  • Dorina

    Per colpa tua ;) ho passato la Pausa pranzo in libreria e non vedo l’ora di preparami stasera qualcosa presa dal pan’ino :) :)

  • Dorina

    Ah,ma sei diventata davvero vegetariana?

  • I recently moved to Rome for work for a few months and one of the first Italian cookbooks I bought is La Cucina di Roma e del Lazio and I absolutely love it. It is such a beautiful book and full of all the recipes my boyfriend (from Lazio) keeps on going on about and now I can finally learn how to make them all!

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