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In 4 e quattr ‘Ottolenghi

Un gruppo di folli incompresi, che a volercisi mettere di buzzo buono si farebbe comunque tantissima, troppa fatica.
I più sul pezzo li definirebbero foodies, ma a me ‘ste definizioni new age e quanto so’ faigus e quanto so’ bravo gnè gnè mi bacio i gomiti irritano più di quanto non voglia ammettere.
Mi rifiuto, fo resistenza e vi dico più semplicemente che il gruppo di cui parlo è un gruppo di umanità varia e vera, che quotidianamente decide che tra gli scaffali della libreria/dispensa/pensili non abbia più posto e sia giunta l’ora di disfarsi di questo o quell’altro oggetto: regalarlo, venderlo, scambiarlo che sia, purchè assurga ad una seconda vita ed arieggi spazio e mente.
E mi affascina, soprattutto, quel senso di combattuto disamore -celato dietro un ‘non ho più spazio’, lo si fa tutti, io per prima eccome se lo faccio- col quale si ammette di volersi separare dai libri.
Perchè freschi di stampa ci affascinano, clamore e frizzi e lazzi, scintillanti immagini e contenuti che promettono mille e più una meraviglie.
Ma poi l’entusiasmo scema -e scema io che ricado sempre nelle stesse trappole- si cresce, cresce la pseudo cultura e quelle immagini non bastano più. Quei contenuti si rivelano per quel che sono, pochini e miserrimi se non spesso imprecisi, non testati ed inaffidabili ad occhio anche solo poco più vigile.
E mi è capitato di disfarmi di tomoni tutto fumo e poco arrosto, senza nemmeno malincuore. Capiterà ancora, temo.

Ma Ottolenghi è una garanzia, di nessuno dei suoi è mai capitato io mi stancassi.
Li tengo come compagni di cammino, continuo a sfogliarli rassicurata, li regalo quando so che possan capire e mi ci lascio ispirare molto più che non con altri.
Plenty More non fa eccezione.
Dovevo averlo, l’ho avuto.
Dovevo testarlo, l’ho testato a tempo di record.
Da oggi, se possibile, i porri li amo ancora di più.
E se siete anche solo un po’ curiosi, correte correndo su Gastronomia Mediterranea per una recensione più ufficiale. Accurata ed accorata, soprattutto. Certo, impossibile da resistere.

Ps: so’ tornata.
Ah, perchè, te n’eri andata?
Solo un pochino.
Bòn.

Porri in agrodolce con formaggio di capra ed uvetta, x 4
(da Plenty More, Yotam Ottolenghi, Ebury press 2014)
– 8 porri piccoli, privati della parte verde
– 2 foglie d’alloro
– 2 spicchi d’aglio, affettati finemente
– 200ml di vino bianco secco
– 3 cucchiai di olio evo
– 1 piccola cipolla rossa, tritata finemente
– 20g di uvetta (quella piccola)
– 1 cucchiaio di aceto di sidro
– 2 cucchiaini di zucchero semolato
– 2 cucchiai di olio di semi di girasole
– 100g di formaggio di capra morbido
– 1 cucchiaino di foglie di cerfoglio (o prezzemolo)
– sale e pepe nero qb

nb: io ho sostituito l’uvetta -che non avevo in dispensa- con dei ribes rossi freschi che invece avevo in frigo da finire. E mi raccomando, non cestinate definitivamente le parti verdi dei porri: qui sono finite egregiamente in vellutata insieme alle patate. Slurp and slarp.

Tagliate i porri longitudinalmente in due -ottenendo pezzi lunghi circa 10cm- e lavateli bene sotto un getto d’acqua corrente. Disponeteli in una capiente padella dai bordi poco alti ed aggiungetevi le foglie d’alloro, l’aglio, il vino, l’olio evo e circa 250ml di acqua, in maniera che i porri siano ricoperti per metà dai liquidi. Aggiungete un pizzico di sale e del pepe nero e cuocetet a fuoco medio lasciando sobbollire per circa 30′, o finchè riuscirete ad infilare un coltello nei porri senza alcuna resistenza. Rigirate i porri un paio di volte, durante la cottura, così che cuociano in maniera omogenea.
Rimuovete i porri dalla padella e disponeteli in un piatto. Filtrate il liquido di cottura in una piccola casseruola e riducetelo a fuoco vivo finchè non ne rimarranno 3 cucchiai (ci andranno dai 12 ai 15 minuti circa). Spegnete il fornello ed aggiungete la cipolla, l’uvetta, l’aceto, lo zucchero, un pizzico di sale e del pepe nero. Lasciate riposare la marinata affinchè si ammorbidisca.
Riscaldate l’olio di girasole in una larga padella, a fuoco medio-alto. Aggiungetevi i porri e friggeteli per un paio di minuti da ciascun lato, finchè non saranno dorati. Trasferite i porri fritti in un piatto e lasciate raffreddare.
Servite i porri dividendoli in quattro piatti. Completate con fiocchetti di formaggio, la marinata ed il cerfoglio.

Germogli e buoi dei paesi tuoi

Garlic scapes and radishes spaghetti

Medito, e seriamente, di avviare una nuova saga. L’espatriato imbruttito, per dire. Perchè da quando si è via dal suol natio mancano robine che prima nemmeno venivano degnate di striscio. Cose come: la focaccia cipollosa pucciata nel cappuccio, un bucatino -ma ripieno, che sul bucatino qui non si cede d’un mm- chessò all’amatriciana, lo speck trentino che si sa la regione brulichi che brulichi di maiali, la parmigiana di melanzane di mammà e meglio ancora se nel panino mangiato al calar del sole co’ la maglietta di cotone pesante che all’epoca faceva freschino e guai a raffreddarsi. E si …continue reading…

Punto e a rapa

kohlrabipanzanella

Fa caldo. Anzi, faceva caldo. Un caldo appiccicoso, di quello che senti partire dalle tempie e via giù sin le caviglie, perla di sudore dopo perla di sudore. E quando fa caldo, ‘laggente’ par lavarsi meno del solito. Ed io ed il mio naso, soffriamo. Soffriamo parecchio di malaugurata sventura. Invecchio, poco da fare. E non miglioro, ahimè.

Oggi pare autunno. Un’arietta fresca e grigiastra che, non fosse appunto per il colore, rinfrancherebbe e neanche poco. La panzanella di cavolo rapa -kohlrabi in inglese- ci sta che è una bellezza. Del resto, il temperaverdure va utilizzato in occasione di …continue reading…

Yellow subzucchin

yellowzucchini

Ci son volute le zucchine in colorama evidenziatore per riappacificarmi co’ la sottoclasse delle cucurbitacee. Perchè la verità è che se cresci a zucchinette dell’orto -pseudo tuo o di parenti ed amici generosi- poi comperarti quelle robe gigantesche che la grande distribuzione comunque si ostina a chiamar zucchine, è un problema, è un problema serio e grosso. E le coltivano anche tondolotte, da far ripiene, una delizia per gli esteti.

Perchè, di base, pur sempre di zucchine stiam parlando, sia chiaro. Ma in varietà gialla mi pare facciano più allegria e mantengano anche meglio la consistenza. Specie se, per …continue reading…